assenzio

L’absinthe, in italiano assenzio, fà parte delle mode che caratterizzarono la fine dell’Ottocento; già noto dal medioevo, la diffusione era iniziata verso il 1830 quando iniziò il trionfante ritorno in patria delle truppe francesi che avevano conquistato l’Algeria. Si vociferava che l’assenzio diluito in acqua, li aveva preservati dal tifo, dal colera, dalla dissenteria e perfino dalla malaria. In Francia la strana bevanda dall’amaro gusto di anice diventò rapidamente una moda, quasi un rito sociale. La chiamavano “le péril vert”, il pericolo verde, o anche “la fée verte”, la fata verde, con riferimento al colore della bevanda e all’atmosfera “magica” in cui si perdevano le persone che lo consumavano.
L’assenzio è un liquore ad alta gradazione alcolica 68°, che si presenta in colore verde smeraldo o verde chiaro ottenuto dalla Artemisia Absinthium, una pianta spontanea che cresce in gran parte dell’Europa e particolarmente in Italia, dove è nota anche come “artemisia maggiore o romana”. Le proprietà officinali di questa pianta erano conosciute fino all’antichità, infatti è citato in un papiro egiziano risalente al 1600 a.C.; alcuni racconti si trovano addirittura nelle sacre scritture, e secondo Plinio e Plutarco fu utilizzato nel 150 a.C. anche come insetticida per i campi. Lucrezio scrisse dei canti su questa bevanda; in una raccolta tedesca di erbe medicamentose di età rinascimentale (Eicones plantarum) è consigliato alle persone di “cattivo carattere”. Tuttavia è talmente amaro che nelle Sacre Scritture simboleggia i dolori della vita, tanto che si usava dire di qualcosa “è amaro come l’assenzio”.

Splendore e oblìo dell’assenzio
Verso la fine del diciannovesimo secolo, in Francia, l’Absinthe divenne una bevanda in gran voga e raggiunse l’apice del successo: il suo uso accomunava il ricco borghese, l’artista e il proletario; il suo alto gradimento tra il popolo ne fece la bevanda più consumata, a discapito delle aziende vinicole che persero grandi percentuali di vendita.
L’Absinthe, infatti, poteva costituire un’economica alternativa per sbronzarsi, ed altre aziende (oltre alla Pernod di Pontarlier) iniziarono a produrre il loro Absinthe con componenti a bassissimo costo per battere la concorrenza con il prezzo più basso a discapito della qualità. Infatti, questi prodotti erano adulterati e molto pericolosi per la salute del consumatore, giacché diversi produttori non esitavano a mescolare nel loro Absinthe il solfato di rame per conferirgli un colore più accattivante, e spesso veniva utilizzato alcol di grano al posto di quello ottenuto dalla fermentazione dell’uva.
Questi piccoli produttori vendevano molto per l’economicità dei loro prodotti, mentre la Pernod-Fils che produceva un assenzio di ottima qualità era essenzialmente rivolto ad una clientela di gente benestante, la minoranza della popolazione francese.
Non ci volle molto perché questo aperitivo dal gusto di anice si diffondesse in tutta Europa e successivamente anche negli Stati Uniti.

L’assenzio fu l’ispirazione del modo di vivere bohemiènne ed era la bevanda preferita di artisti famosi come ad esempio Vincent Van Gogh, Toulouse Lautrec ed Ernest Hemingway, che dichiarò di amare l’assenzio per i suoi effetti di far cambiare le idee. Essendo una bevanda che è sempre stata rinomata per la sua potenza, i gentiluomini di cattiva reputazione al Moulin Rouge erano famosi per servirsi dell’assenzio per convincere le signore a condividere le loro idee.
Oscar Wilde, riferendosi ai bicchieri bevuti con acqua e zucchero (non a quello non diluito che ha un sapore amarissimo), scriveva:

“Un bicchiere d’assenzio, non c’è niente di più poetico al mondo. Che differenza c’è tra un bicchiere di assenzio e un tramonto? Il primo stadio è quello del bevitore normale, il secondo quello in cui cominciate a vedere cose mostruose e crudeli ma, se perseverate, arriverete al terzo livello, quello in cui vedete le cose che volete, cose strane e meravigliose”.

Verso gli inizi del ventesimo secolo già si vociferava che l’assenzio avesse delle proprietà non del tutto controllate: il suo abuso, nonché la assuefazione che dava ai suoi consumatori iniziò a far sospettare che fosse una sorta di droga (ancóra oggi, qualcuno crede che sia un liquore contenente oppio).
D’altra parte, i suoi effetti sono del tutto particolari: il moderato bevitore di vino tende all’allegria, alla socializzazione, il bevitore di birra ha una ubriacatura più profonda; il bevitore di assenzio è invece perso nelle sue fantasticherie, la sua creatività aumenta ed anche per questo divenne la bevanda preferita fra gli artisti.
Lo scrittore Émile Zola (Parigi 1840-1902) ne descrisse gli effetti devastanti sulle classi sociali più umili e la piaga sociale che ne derivava:

“Finisce sempre con uomini ubriachi e ragazze incinte”.

A fronte di questo enorme successo, il declino dell’assenzio fu altrettanto rapido: scomparve da tutti i mercati d’Europa e d’oltre oceano in poco più di un decennio.
Le ragioni di questo oblìo sono essenzialmente riconducibili a tre: innanzitutto il forte movimento che si batteva contro l’alcolismo e che attraversò tutta l’Europa nei primi anni del Novecento; poi gli studi scientifici che individuavano il tujone quale neurotossina responsabile di provocare convulsioni e morte negli animali da laboratorio; infine, la pressione esercitata dai produttori di vino francesi preoccupati dalla crescente popolarità dell’assenzio.
Nel 1905, a queste cause, il 28 agosto si aggiunse un fatto di cronaca che fece grande scalpore: in un cantone svizzero, un contadino di 31 anni dopo aver abusato di alcol in grande quantità, tra cui due bicchieri di assenzio, tornò a casa ed uccise a colpi di fucile la moglie e le due bambine. Proprio ai 2 bicchieri di Assenzio, sospettato di proprietà allucinogene, venne dato grande risalto. Così, questa efferata follia diffuse il terrore nel cantone svizzero, nel quale la gente vide materializzarsi l’incubo che in realtà l’assenzio non fosse una Fata Verde, ma un veleno verde.

Nel 1907, la Ligue National Contre L’Alcoolisme (Lega Nazionale contro l’Alcolismo) francese iniziò una campagna contro il consumo di alcol in generale, ma con l’obiettivo principale della proibizione dell’assenzio (dopo i fatti di cronaca del 1905), che schernivano come la causa di un delirio allucinogeno che avrebbe portato ad una “correspondance pour Charenton” (un biglietto per Charenton, il manicomio alla periferia di Parigi). In tutta la Francia, spuntò una campagna a base di cartelloni: alcuni promuovevano l’assenzio, altri ne mettevano in guardia dai suoi mali e nel 1915 venne soddisfatto il desiderio dei nemici dell’assenzio. Con la guerra mondiale l’absinthe precipitò lentamente nell’oblio.

Il nuovo assenzio

Nel 1998, Radomir Hill nella Repubblica Ceca, alla ricerca di idee per rilanciare la distilleria di famiglia ormai in declino, rivolse la sua attenzione ad una bottiglia di Absenta importata dalla Spagna, ed ebbe così l’idea di produrre l’Hill’s Absinth. Benché la singolare bevanda avesse poco ha a che vedere con l’antico absinthe consumato dagli artisti, non ci volle molto per diffonderla: la frenesia e la curiosità degli abitanti e dei turisti di Praga, ha fatto sì che l’Hill’s Absinth pur non essendo un vero Absinthe ha ottenuto un successo strepitoso, allargatosi anche a Londra.

Con l’unione Europea, altre ditte come la Pernod hanno ripreso a produrre Absinthe, limitando con mezzi moderni la concentrazione di tujone, l’alcaloide contenuto nell’assenzio responsabile delle allucinazioni e dell’assuefazione.

Il fascino dell’assenzio è anche legato al suo particolare modo di consumarlo, che ne costituisce un rituale. In effetti, esistono diversi modi per berlo ed il sapore varia di conseguenza; quindi, la scelta del modo preferito è a discrezione del consumatore.

Liscio: si beve direttamente come tale, preferibiolmente servendolo in un bicchierino da liquore.

Alla francese: è il rituale classico. Si versa nel bicchiere una dose di assenzio, si appoggia un cucchiaino apposito, forato con una zolletta di zucchero sopra, e con una brocca, si fa gocciolare dell’acqua ghiacciata (5 parti per 1 parte di assenzio) sullo zucchero per stemperarlo dolcemente.
L’acqua e lo zucchero hanno la funzione di diluire ed addolcire la proverbiale amarezza dell’assenzio, e si dice, anche di aumentare gli effetti del tujone (ma questo è più verosimilmente un effetto dovuto alla suggestione indotta da quello che è considerato un rituale).
L’assenzio bevuto in questo modo, rimane fresco e con un gusto dolce al punto giusto; inoltre, diventa bianco trasparente… diversamente, non è assenzio: questa è una proprietà degli alcaloidi dell’artemisia, ed è l’unico vero metodo per scoprire se quello che si stà bevendo è assenzio o un surrogato. Dopo aver fatto scivolare lo zucchero in fondo al bicchiere si deve agitare un po’ e sorseggiare pian piano.

Flambè o bohemiènne: si mette prima di tutto il cucchiaino con lo zucchero sopra il bicchiere, si versa l’assenzio bagnando la zolletta di zucchero e successivamente avvicinandola al liquore.
Fatto questo si incendia la zolletta in modo che il fuoco caramelli lo zucchero che gocciolando infiamma anche l’assenzio. Fatto caramellare per una quindicina di secondi si spegne il fuoco e si allunga la miscela con acqua. Questo metodo rende l’assenzio caldo e inebriante.

Caratteristiche dell’assenzio

L’assenzio (Arthemisia absinthium), detto anche erba santa per le sue proprietà medicamentose, cresce in pianura e bassa montagna, nelle zone del centro e del sud Europa, anche in luoghi incolti. E’ un vegetale di tipo composito, perenne e deciduo, aromatico, della famiglia delle Asteracee, con fioritura a luglio, impianto a marzo, su terreno comune purché giovane, leggero ed asciutto, ed esposizione a pieno sole.
Cresce in forma cespugliosa alta e larga circa un metro. I fiori sono piccoli, a forma di capolini riuniti a pannocchia, di colore giallo. Vengono poi raccolte le sommità fiorite e lasciate seccare all’ombra.
La foglia è pelosa, divisa, bi-tri pennata, di lunghezza fino a 10 cm e di colore verde-grigio argento. In Italia sono comuni due specie di assenzio: l’assenzio di siepe, o selvatico (Artemisia vulgaris), usato in erboristeria, e l’assenzio gentile (Artemisia pontica), sfruttato per i liquori; altre varietà sono l’alpino (vallesia), e l’estragone (Artemisia dracuculus ), ma il più famoso è quello maggiore (absinthium).

Il nome Artemisia deriva da Artemide, dea della fertilità, e ricorda le proprietà emmenagoghe della pianta, mentre l’etimologia di absinthalabsinthium viene dal greco “privo di dolcezza”, cioè amaro, fino al termine latino absentium (assenzio, appunto). Per il suo particolare odore pungente e sapore amaro, viene impiegato come aromatizzante di amari oppure altri liquori dolci (Vermouth e Pastis in Francia, Patxatran in Spagna), ma anche di cibi, vini (vino artemisia) ed aceti.

Preparazione del liquore e proprietà farmacologiche

La magica pozione venne commercializzata da Henri-Luis Pernod che, nel 1805, aprì la famosa distilleria Pernod-Fils Absinthe a Pontalièr, in Francia, e venne chiamato Absinthe, Assenzio in italiano. La ricetta di questa prima proposta commerciale della “Fata Verde”, risale al 1855:

Mettete a macerare per un minimo di 12 ore, in 95 litri di alcol (85 per cento di gradazione), le seguenti piante essiccate: 2,5 kg di artemisia absinthium (assenzio maggiore o romano), 5 kg di anice e 5 kg di finocchio – altre fonti aggiungono issopo, succo di limone, angelica, anice stellato (che, all’epoca, contribuì alle fortune del mistrà marchigiano), dittamo (pianta erbacea aromatica della famiglia delle Rutacee), ginepro, noce moscata e veronica. Aggiungete 45 litri di acqua e distillate. Dal liquido ottenuto (circa 95 litri), prelevatene 40 litri, e aggiungete un altro chilogrammo di assenzio, un chilogrammo di issopo e 500 chilogrammi di succo di limone; scaldate a moderata temperatura, filtrate, e aggiungete i rimanenti 55 litri di distillato. I circa cento litri finali di assenzio saranno ricondotti a una gradazione alcolica di 75 per cento con un’ulteriore diluizione in acqua.

Quando la clorofilla delle piante non era sufficiente a conferire al prodotto la giusta tonalità di verde, si aggiungevano solfato di rame, anilina verde, curcumina e altri coloranti, non tutti genuini e quindi corresponsabili della tossicità della bevanda.

Il liquore può essere preparato:

  • per distillazione del decotto;
  • tramite decantazione dei rami in soluzione alcolica di qualsiasi tipo (solitamente liquori aromatizzati simili alla Grappa alla Ruta);
  • mediante la macerazione delle piante durante il processo di distillazione, che non è il modo più rapido ed economico di produrre assenzio, però è fedele alla ricetta originale.

L’ingestione del decotto di Assenzio, ottenuto per ebollizione e successivo riposo dell’infuso o tisana, successivamente filtrata, non deve superare i 10 g di pianta fresca di Assenzio per dose singola giornaliera del decotto stesso, per non incorrere in sovraccarico epatico o addirittura tossicità.

Anticamente il decotto era utilizzato nei pediluvi come analgesico per rinfrancare dopo un lungo cammino. Viene utilizzato anche come antipulci per i cani, come antitarmico per la lana e contro le cocciniglie parassite da giardino.

Le proprietà officinali trovano largo impiego nei soggetti inappetenti (è un forte stimolante dell’appetito), con problemi digestivi e come vermifugo (insieme all’aglio).
Le molte specie del genere Artemisia hanno uno spettro d’azione comune: tonico-stimolante generale, eupeptico, emmenagogo. Si è notato un effetto protettivo dell’Assenzio sull’epatotossicità animale; esperimenti dimostrano che esso cura i danni da intossicazione con acetaminofene e CC14nel ratto (tale effetto sembra dovuto all’inibizione da parte dell’assenzio degli enzimi microsomiali epatici metabolizzanti i farmaci).
E’ controindicato per chi soffre di ulcera, infiammazioni gastriche o soggetti tendenti a congestione, donne in gravidanza e allattamento (il latte è amaro), soggetti biliosi e sanguigni.

Sia l’olio (molto volatile) che l’essenza madre di Assenzio sono del colore dei marroni, e vengono solitamente solubilizzate in farmacologia ed in omeopatia con etanolo al 20% ca.
Comunque, ha una discreta solubilità anche in acqua, e deve essere conservato ben sigillato, al buio ed in luogo fresco. La densità è circa 1 – 1.03 g/ml, residuo secco 8-13 % p/v e pH tra 4 e 5.5. La dose massima è 20-40 gtt ai pasti (l’effetto tossico è certo sopra una soglia di 60 gtt al giorno), sciroppo 2%, tintura 20%.

Azione farmacologica dell’assenzio

L’assenzio, è un liquore con delle proprietà particolari, dal momento che l’erba utilizzata è una sostanza psicoattiva. L’Assenzio è presente nell’allegato (Legge del 6 gennaio 1931, n°99) delle piante officinali non vendibili in erboristeria.

La dose varia da soggetto a soggetto, ma non si devono superare l’equivalente di due bicchierini colmi di wisky che diluiti (come nel rituale classico) diventano una quantità notevole. Occorre tenere a mente che si può avere intossicazione da assenzio, e quindi si deve evitare di abusarne, anche perché un solo bicchierino dovrebbe essere sufficiente a produrre gli effetti attesi.

I princìpi attivi dell’assenzio sono: il tujone ed il glucoside amaro (che hanno proprietà alteranti bipolari del sistema nervoso centrale, leggermente psicotrope, con effetto permissivo sulle catecolamine, midriasi, aumento del battito cardiaco, euforia, proprietà afrodisiache), il guaranolide dimerico, ed alcuni narcotici analgesici quali la codeina e l’idrobromuro desotrometorfano (Romilar).

Il principio attivo è a e b-Tujone, il nome scientifico è: 4-Methyl-1-(1-methylethyl)biciclo[3.1.0]hexam-3-one, la formula: C10H16O

Tossicità: LD50 (topo, s.c.) 134 mg/kg
Meccanismo di azione: antagonista serotoninico presinaptico come il THC.

L’assenzio contiene una sostanza chimica chiamata tujone (contenuto anche nella salvia) che è molto simile alla sostanza chimica attiva nella canapa indiana, THC (tetraidrocannabinolo). Studi effettuati negli anni ’60 e ’70 mostrano che entrambe le sostanze chimiche sono terpenoidi. Questo – secondo un articolo sulle affinità tra gli effetti psicologici attributi all’assenzio e a quelli della marijuana (2) – significa che sia tujone sia THC esercitano i loro agenti psicotomimetici interagendo con un recettore comune nel sistema nervoso centrale.

Il tujone agisce sul sistema nervoso centrale (1) contrastando l’azione dell’acido gamma-aminobutirrico o GABA, un inibitore dell’attività elettrica neuronale. Le cellule nervose, non più protette dal GABA, subirebbero il bombardamento di una moltitudine caotica di impulsi e ciò determinerebbe uno stato di euforia, accompagnato da apparente lucidità, ma anche da allucinazioni, convulsioni e delirio.

Effetti negativi: disturbi gastrointestinali, gastroenterite, nervosismo, problemi muscolari, convulsioni, stordimento, morte, defecamento involontario, respirazione anormale, schiuma alla bocca, urina rossa, congestione renale, allucinazioni visive ed uditive. L’effetto tossico è certo nell’assunzione cronica a lungo termine, o nell’abuso sopra una soglia di 60 gtt al giorno.
Effetti “positivi”: svariate doti curative (per lo più vantate), poi: afrodisiaco, stimola la creatività, allucinogeno, psicoattivo, vermifugo.

Disposizioni legislative

La famigerata bevanda del XIX secolo fu messa al bando nel periodo della monarchia italiana e rimane tuttora illegale in quasi tutta Europa e negli USA. In Italia, dove la pianta cresce abbondante e diffusissima, è nota come assenzio maggiore e, come erba officinale medicamentosa, è vendibile solamente dal farmacista in farmacia. Le leggi di riferimento sono due:

TESTO UNICO DELLE LEGGI DI PUBBLICA SICUREZZA
RD 18 Giugno 1931, n. 773 TULPS – pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 26 giugno 1931, n. 146.Art. 105 – (art. 103 T.U. 1926)
Sono vietate la fabbricazione, l’importazione nello Stato, la vendita di qualsiasi quantità ed il deposito per la vendita del liquore denominato in commercio “assenzio”.
Salvo quanto è stabilito dalle Leggi sanitarie, sono escluse da tale proibizione le bevande che, avendo un contenuto alcoolico inferiore al 21% del volume contengono infuso di assenzio come sostanza aromatica.

La direttiva 88/388/EWG del 22 giugno 1988 del Consiglio europeo prevede delle quantità limite di scarti di particolari materie indesiderate, le quali possono essere presenti negli aromi aggiunti ad alcune derrate alimentari destinate al consumo. Nelle bevande alcoliche con un tenore alcolico superiore al 25% del vol., si potrà rilevare una quantità massima di tujone di 10 mg/kg; in amari sarà invece permesso 35 mg/kg. Il tujone non può essere aggiunto come tale alle derrate alimentari, esso deve infatti essere contenuto in modo naturale, oppure in séguito ad aggiunta d’aromi, ottenuti da materie prime di partenza naturali.

L’esclusione della proibizione per gradi alcolici inferiori al 21% in volume permette, per esempio, di commercializzare l’amaro Lucano, composto da 9 erbe: angelica, ruta, assenzio, salvia, sambuca, timo, centaurea minore, ginepro, genziana maggiore.
Accanto a questo amaro certamente innocuo, è possibile trovare in commercio l’assenzio ad alta gradazione alcolica. Questo liquore, come qualsiasi altro liquore non può essere venduto (né prodotto) in farmacia, ma forse lo si potrebbe trovare da qualche disinvolto rivenditore di liquori. Per capire come sia possibile, occorre partire dalla Francia, dove nonostante il divieto interno, è possibile vendere in altri Paesi l’assenzio prodotto, perché quando il divieto fu messo in atto nel 1915 il Governo francese lasciò in vigore una licenza per la sola esportazione, in modo da permettere lo smaltimento (mors tua vita mea) dei fiumi di assenzio rimasti dopo il divieto.

Nel 1910 furono venduti in Francia trentasei milioni di litri di assenzio. Le cifre di vendita annuali salirono a duecentoventi milioni di litri nel 1912, ma entro il 1915 tale cifra crollò a zero, poiché l’assenzio divenne una sostanza proibita.

E’ per questa decisione che un numero molto limitato di “istituzioni” come il Savoy Hotel di Londra riuscì a riempire le proprie cantine di assenzio. Il Savoy Cocktail Book, pubblicato per la prima volta negli anni ’30 è ricco di cocktails contenenti assenzio (ma in questo caso, è certo economicamente più conveniente utilizzare un prodotto equivalente).

In Francia, il Decreto 88-1.024 del 2 Novembre 1988 ha confermato la Legge 16 Marzo 1915 ristabilendo il divieto di vendita dell’assenzio e di liquori similari ed elencando le sostanze la cui presenza pone il liquore nella medesima categoria di divieto dell’assenzio.
La legge parla di “divieto di vendita” e dunque, stabilito che la produzione e la licenza di esportazione sono possibili a tutt’oggi, si è aperta la strada alla commercializzazione (con i limiti imposti dalla citata direttiva europea) dell’assenzio francese (al momento l’unico è l’absinthe La Fée), ma solo in Paesi al di fuori della Francia.

In Italia, la monarchia aveva vietato (v. riquadro in alto) l’assenzio dopo un referendum nel 1931; ma, nel 1998, i proprietari di La Fée avevano constatato che il Diritto dell’Unione Europea avrebbe consentito la vendita dell’assenzio nel Regno Unito. Continuando le loro ricerche, ottennero l’emissione del decreto legislativo dell’Unione Europea DL 25.01.92 N. 107 (Specificazioni concernenti gli aromi destinati ad essere impiegati nei prodotti alimentari ed ai materiali di base per la loro preparazione – G.U. n°39 del 17.2.92), che – a dispetto di un articolo di legge non abrogato – sembra consentire la vendita dell’assenzio in Italia (in e-commerce), per soddifare la libera circolazione delle merci in àmbito U.E.

La Corte di giustizia europea ha stabilito che un prodotto legalmente fabbricato e commercializzato in uno Stato dell’Unione deve poter circolare liberamente anche negli altri Stati e la nostra Corte Costituzionale ha affermato il principio che il diritto comunitario prevale sulle leggi italiane.

La libera circolazione delle merci è uno dei principi fondamentali del mercato interno. Le regole del trattato CE (articoli 28-30), insieme con la giurisprudenza della Corte di giustizia, impongono agli Stati membri di astenersi dall’ostacolare le importazioni da e le esportazioni verso altri Stati membri, a meno che non vi siano motivi obiettivi di ordine pubblico (come la sanità o la sicurezza) che giustifichino delle restrizioni. Nella fattispecie, coerentemente con l’attuale normativa (RD 18 Giugno 1931, n. 773 TULPS), si presenta una evidente asimmetria con la legge francese nella parte relativa alla vendita dell’assenzio nel proprio territorio; tale asimmetria è pero’ superata proprio dalla libera circolazione delle merci.

Per quanto riguarda l’area non UE, citiamo due Paesi in cui vige una esplicita legge per l’assenzio:

  1. In Norvegia, la Legge 2 Giugno 1989 rafforza precedenti disposizioni di divieto di importazione di alcolici (per bevanda alcolica si intende qualsiasi bevanda contenente più del 2,5% di alcool per volume e per consumatori minorenni dallo 0,70 al 2,5%)
  2. Secondo la Costituzione Federale della Confederazione Svizzera (29 maggio 1974), cap. 1 (Disposizioni Generali) Art. 32-quater. – [aggiunto nel 1900] La fabbricazione, l’importazione, il trasporto, la vendita e la detenzione per la vendita del liquore conosciuto sotto il nome di assenzio, sono vietati in tutto il territorio della Confederazione. Questo divieto si estende a tutte le bevande che, sotto una denominazione qualunque, costituiscano un’imitazione dell’assenzio. Restano salvi il trasporto in transito e l’uso dell’assenzio a scopi farmaceutici.
    La Confederazione ha il diritto di decretare in via legislativa lo stesso divieto per tutte le altre bevande contenenti assenzio che costituiscano un pericolo pubblico. Il Consiglio federale a decorrere dal 1° marzo 2005 ha revocato ed approvato le necessarie modifiche della relativa ordinanza: per tutelare la salute dei consumatori, il Dipartimento dell’interno limita il tenore di tuione ammesso, analogamente agli amari e in sintonia con le disposizioni europee in materia.

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