Sugar tax: assobibite in rivolta contro la sua conferma

sugar tax bibite

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Sugar tax, ovvero la tassa sulle bevande zuccherate: assobibite in rivolta contro la conferma del provvedimento che dovrebbero entrare a far parte del pacchetto di misure della legge di bilancio 2020. Si tratta infatti di una tassa che viene molto duramente definita «Un attacco discriminatorio a lavoratori e imprese di un settore già in difficoltà».

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Cosa è la sugar tax

Con tassa sulle bibite zuccherate si intende genericamente una tassa o un sovrapprezzo ideato per ridurre il consumo di bibite ad alto contenuto di zuccheri. Le bevande oggetto di una tassa di questo genere sono solitamente i soft drink con aggiunta di anidride carbonica, i cosiddetti sport drink e gli energy drink.

La tassa sulle bibite è oggetto di dibattito in molti paesi. a scontrarsi sono i grandi produttori di bevande gassate da un lato, e altri enti dall’altro, come l’Organizzazione mondiale della sanità, dall’altro. Sono molte le associazioni di medici che ne propongono l’adozione, considerandola un ottimo mezzo per disincentivare l’adozione di regimi alimentari dannosi per la salute e contrastare l’aumento esponenziale di patologie come l’obesità o il diabete.

Sugar tax confermata per il 2020

L’adozione di tale misura per Assobibite è insostenibile e anche l’annunciato slittamento al primo ottobre del 2020 della sua entrata in vigore, con il quale il Governo ha cercato di venire incontro alle esigenze dei produttori, non modifica la situazione, «che ha già determinato uno stop agli investimenti, con l’80% delle piccole e medie imprese del settore che rischia di passere da un utile a una perdita con anche un risultato operativo negativo», sottolinea la nota.

In una nota, l’Associazione di Confindustria che rappresenta le imprese che producono bevande analcoliche nel nostro Paese chiede infatti perché il Governo consideri intoccabile una tassa che aumenterà del 28% in media la pressione fiscale su alcune bevande e perché in merito a tale provvedimento non valgano le stesse valutazioni sull’impatto negativo applicato sulle altre nuove tasse inizialmente previste, ma poi cancellate o ridotte dell’85%, considerando che la sugar tax metterebbe a rischio 5.000 posti di lavoro del settore.

C’è da dire che il governo ha cercato di andare incontro alle esigenze dei produttori di bibite facendo slittare al primo ottobre del 2020 l’entrata in vigore della sugar tax. Provvedimento che, però, non ha certo soddisfatto Assobibite che in una nota sostiene che la sugar tax «ha già determinato uno stop agli investimenti, con l’80% delle piccole e medie imprese del settore che rischia di passere da un utile a una perdita con anche un risultato operativo negativo»

Lo slittamento era stato annunciato dal premier Giuseppe Conte come una scelta utile a orientare i produttori «a non produrre bevande soverchiatamene zuccherate». La misura proposta si applica però a prescindere dalla quantità di zucchero presente e anche alle bevande senza zucchero.

Sugar tax in altri paesi, come funziona

Nelle ultime settimane si è parlato molto della cosiddetta “Sugar tax”, nome che si utilizza per indicare generalmente una tassazione su prodotti che contengono zuccheri in maniera eccessiva, perché potrebbe essere introdotta anche in Italia con la nuova manovra finanziaria.

Molti Paesi in Europa e nel mondo stanno adottando politiche di tassazione come disincentivo all’acquisto di prodotti troppo dolci perché dannosi per la salute e fonte di obesità. Nella maggior parte dei Paesi sono tassate le bibite eccessivamente zuccherate.

Ma come funziona la sugar tax nei principali paesi europei?

  • Francia: la tassa va a colpire tutte le bevande zuccherate, anche quelle naturali, in base alla quantità di zucchero contenuta. Entrata in vigore nel 2012, prevedeva che le bevande con zucchero aggiunto fossero tassate a 7,5 euro ogni 100 litri. Dal 2018 è stata aggiunta una tassazione progressiva in base alla percentuale di zucchero e si va da 0.045 euro al litro per bevande con il 4% di zuccheri a 0,235 euro al litro per bevande con il 15% di zuccheri.
  • Belgio: la sugar tax, entrata in vigore nel 2016, colpisce tutte le bevande zuccherate e con edulcoranti. Colpendo anche i minimi quantitativi di zucchero e senza progressività.
  • Regno Unito: nel 2018 è entrata in vigore la “Soft drinks industry levy”, che tassa bevande analcoliche o poco alcoliche, pronte da bere o solubili che superano una certa soglia di zuccheri aggiunti in maniera artificiale. La tassa è di 18 pence per litro (0,20 euro) per bibite con un contenuto variabile da 5 a 8 grammi di zuccheri ogni 100 ml, mentre se il contenuto supera gli 8 grammi per 100 ml l’importo sale a 24 pence per litro (0,27 euro).
  • Portogallo: adotta questa misura dal 2017 e la tassa è di 0,82 euro a litro per le bevande con meno di 80 g di zucchero per litro e di 1,64 euro per quelle con più di 80 grammi/litro.

Il Nudging, l’economia che insegna a vivere

La teoria dei nudge, o pungolo in italiano, è un concetto che, nel campo dell’economia comportamentale e della filosofia politica, sostiene che sostegni positivi e suggerimenti o aiuti indiretti possono influenzare i motivi e gli incentivi che fanno parte del processo di decisione di gruppi e individui, almeno con la stessa efficacia di istruzioni dirette, legislazione o adempimento forzato.

Si sta dunque diffondendo sempre di più una nuova strategia di filosofia politica che orienta le persone tramite una “spinta gentile” a fare la cosa giusta.

Un divieto esplicito, un’esortazione diretta o una “spinta gentile” nella direzione desiderata: quale di queste strategie è in grado più delle altre di influenzare una scelta?

Tradizionalmente, per indurre un cambiamento comportamentale, gli elementi a disposizione usati da chi fa marketing o politica, sono in primo luogo divieti, obblighi, sussidi, sanzioni, tassazione, politica dei prezzi. Negli ultimi anni si sta però diffondendo l’uso di nuovi attrezzi, meno obsoleti e più competitivi in termini economici.

Il nudging viene messo in atto per scoraggiare un’azione o il consumo di un bene e incoraggiarne altri; in più, è una policy low cost fondata sulla moral suasion. E in tempi di conti pubblici critici, tale requisito non è di poco momento.

Numerosi paesi infatti sfruttano positivamente taluni errori sistematici, persuadendo e incoraggiando tramite piccole, ma efficaci ‘spinte gentili’, i soggetti verso comportamenti virtuosi sul piano individuale e per la collettività.

L’uso di spinte gentili non è però esente da critiche  perché in qualche modo avalla e sfrutta i processi per cui le scelte errate compiute da alcuni in anticipo, inducono altri soggetti a trascurare le proprie informazioni e valutazioni in base all’ipotesi che coloro che hanno deciso per primi, erano consapevoli di cosa stessero facendo.

Forse, più che di ‘pungoli’, ci sarebbe bisogno di porre le persone nelle condizioni di scegliere consapevolmente.

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