punch

Quello che potrebbe sembrare un errore cronologico nel titolo, è in realtà uno spunto di riflessione su un protagonista mai scomparso nella storia della miscelazione.
Andiamo con ordine.
PUNCH deriva dalla parola indiana “panch”, che sta a significare “cinque”, come i famosi cinque elementi che vanno a caratterizzarne lo schema. Difatti tale è un punch, non una ricetta, bensì un pattern, che consente di poter arrivare ai più svariati risultati.
Recita il poema: “one of SOUR, two of SWEET, three of STRONG and four of WEAK, a dash of bitters and a sprinkle of SPICE, serves well chilled with plenty of ice!”.
Non si può non adorare, concettualmente e praticamente, questo schema-poesia-modus operandi, che racchiude in sé gli elementi fondamentali.
“Una parte di aspro (limone, lime, pompelmo,arancia, mandarino…), due di dolce (sciroppi, zuccheri, marmellate, miele, liquori…), tre di forza alcolica (distillati: brandy, rum…), quattro di diluizione (acqua calda/fredda, succhi), gocce di bitter e un pugno di spezie (cannella, chiodi di garofano, anice stellato, vaniglia, cardamomo, noce moscata…)”.
Lasciando massima libertà di espressione sulla realizzazione personale delle proprie ricette, andiamo a ripercorrere, con le parole di D. Wondrich, il declino delle Bowl di Punch, per successivamente tentare un’ipotesi storico-sociale sulla loro ripresa.
Per circa duecento anni, dice Wondrich, dal 1670 al 1850, il regno del bere miscelato è stato dominato dalle Bowl di Punch, grosse miscele di spirits (strong), citrus (sour), sugar (sweet), water (weak) e spice.
“Il rituale della bowl di punch rappresentava una comunione secolare, unendo un gruppo di buoni amici in uno stretto legame temporaneo..”
Ma aggiunge anche che questo rituale “necessitava che i partecipanti avessero a loro disposizione una larga quantità di tempo a disposizione.
Per questo motivo tra fine ‘800 e inizio ‘900 le bowl perdono di diffusione, non avendo più la gente molto tempo libero.
L’industrializzazione, la crescita della borghesia e altri fattori hanno portato all’individualizzazione del bere miscelato. Se avevi tempo da dedicare a una bowl voleva dire che non avevi nulla da fare per le successive ore e ciò non era ammissibile in un go-ahead country come l’America di quegli anni.
Non che gli americani disdegnassero bere durante il giorno, ma questa pratica doveva essere rapida e non poteva stordire troppo il lavoratore-avventore.
Quindi, da grosso lavoro di bevuta durante il giorno, la bowl di punch si trasformò in un cerimoniale, nei banchetti dei club, o durante le vacanze.
Le misure e la potenza non sono state le uniche cose a essere modificate.
I miglioramenti nella distillazione e l’invecchiamento di alcuni prodotti hanno significato meno fatica per rendere i cocktail palatabili. La maturazione dell’economia globale ha creato una scelta più vasta di materie prime.
Nei periodi freddi, il riscaldamento centralizzato nelle cucine ha fatto crescere il fascino dei punch caldi. Già ai tempi in cui J.Thomas scrive il suo libro, le bowl cominciano a diventare obsolete. Addirittura nell’edizione del 1887 sposta la sezione dei Punch dalla prima all’ultima pagina, sostituendola con quella dei Cocktail. Acquisisce più fascino il glass Punch. Tutto nell’America di quegli anni strilla I want mine, now!”.
Quindi, per riassumere, lo sviluppo economico e i cambiamento nello stile di vita di una nazione, hanno derivato cambiamenti anche nel mondo di interpretare il bere miscelato. Non c’era più tempo per sedersi di pomeriggio magari in un bar con i famosi quattro amici, e passare qualche ora a sorseggiare da un grosso recipiente, una bevanda con un buon tenore alcolico. La società stessa non lo permetteva. La stessa società che nel nostro contesto guarda male magari il cliente del bar che in un giorno feriale consuma alcol in qualunque forma, durante le ore diurne.
Bene, è questa la base per elaborare un’ipotesi grottesca e ironica.
C’è la crisi. Aumenta lo stress da disoccupazione e precarietà. Aumenta purtroppo la quantità di tempo libero. Aumenta per fortuna la qualità del bere miscelato. Grazie ai social network e all’istantaneità delle comunicazioni è molto semplice organizzare una bevuta tra amici. E anche se il contesto italiano è molto diverso da quello statunitense, la varietà senza confini dell’architettura di una bowl di punch, potrebbe portare, perchè no, a una versione tutta nostra di questo momento conviviale.
Magari potrebbe nascere tra qualche anno una nuova tipologia di locale, a cavallo tra sala da tè, caffè, cocktail bar, e osteria, dove poter affogare nell’alcol e nell’amicizia i dispiaceri del contesto odierno. Peccato che la carenza di “dollaro” renderebbe l’oste povero e il cliente assetato.
Per isolare una variabile comunque, si potrebbe lontanamente affermare che più un contesto economico-sociale è in crisi, più il bere conviviale aumenta di fascino.
Chissà.
Di aspra c’è la crisi (sour), di dolce la compagnia (sweet), di forte la speranza indotta dall’alcol (strong), di debole il portafogli (weak) e di speziato?
La fantasia.
Salute.

(Matteo “dedde” Ciampicali, FPU Barman Academy)

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