Negroni: spunta un brevetto che lo renderebbe inglese

Negroni

Il Negroni è inglese? A quanto pare l’IBA (International Bartenders Association) dovrà riscrivere la storia del famosissimo cocktail dopo che il pronipote di un barman londinese ha dimostrato che il proprio bisnonno ha servito al conte Negroni per la prima volta nel 1918 un cocktail a base di gin, bitter e vermouth.

La storia del Negroni finora

Il cocktail Negroni è il drink italiano più famoso al mondo. Un cocktail storico le cui origini finora non erano mai state messe in discussione.

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Tutto ha origine grazie ad un eccentrico personaggio: il conte Camillo Negroni. Era un giramondo, fu un cowboy negli Stati Uniti, cavallerizzo e tiratore di scherma, scommettitore incallito e, naturalmente, un grande amante del buon bere.

Tra il 1919 e il 1920, di ritorno da un viaggio oltremanica e ormai innamorato del gin, andò subito a cercarlo al Caffè Casoni a Firenze.

Dovete sapere che il conte Camillo Negroni amava bere il Milano-Torino, cocktail preparato con vermut rosso, bitter Campari e seltz; quello che più avanti venne rinominato Americano, per capirci. Ma, avendo la passione per il gin in tenta, chiese al barman Fosco Scarselli di aggiungere una buona dose di gin.
Per il conte Camillo Negroni divenne abitudine chiedere il suo “solito”. per gli altri avventori del bar, incuriositi e conquistati da quella variante, divenne consuetudine chiedere “un Americano alla maniera del conte Negroni”.

Il cocktail alla maniera del conte Negroni riscosse un enorme successo e il barman Scarselli, che doveva prepararne molti, iniziò a distinguerlo dall’Americano che veniva decorato con mezza fetta di arancia, mettendo nel bicchiere un’intera fetta di arancia.

Nelle prime versioni del cocktail era ancora presente uno schizzo di soda, che fu eliminato solo successivamente.
Addirittura è probabile che la dose di gin fosse inferiore a quella odierna, e quella di vermouth superiore (Vintage Negroni: 3 cl gin, 2 cl Campari, 5 cl vermouth rosso).

Dal caffè Casoni di Firenze a Londra

Le storia è viva, anche quella della mixology, ed è sempre pronta ad essere riscritta. Nel nostro caso specifico ci ha provato Guybrush Threepwood, il pronipote di un barman londinese, cercando di dimostrare che, un mese prima di Fosco Scarselli, il bisnonno ha servito al conte Negroni per la prima volta nel 1918 un cocktail a base di gin, bitter e vermouth proprio a capitale londinese la paternità dell’ormai ex fiorentino Negroni.

Guybrush Threepwood, proprio sull’onda delle celebrazioni per il centenario del cocktail, si è messo alla ricerca dei documenti necessari a provare la sua teoria. Avrebbe così scovato un brevetto ufficiale del Royal Patent Office britannico.

Walter Meccia, sommelier del Four Seasons Hotel di Firenze, afferma che

“Il Negroni non è più un cocktail italiano. L’ennesima eccellenza, nata e cresciuta in Italia (a Firenze, peraltro) viene trafugata e diventa Inglese”.

I documenti ritrovati da Threepwood attestano che il conte Camillo Negroni, prima di chiedere la modifica al suo Americano presso il Caffè Casoni, lo provò più volte nella capitale britannica.

Non è escluso che le lobby del gin abbiano influito non poco su questa decisione ma ormai la storia del Negroni sembra essere stata riscritta.

A quanto pare l’IBA si è già messa al lavoro per aggiornare testi ed i manuali che attribuivano la paternità del cocktail all’Italia. La paternità del drink verrà assegnata a Londra e, nello specifico, al barman Seamus B. Theepwood che miscelò il Negroni per la prima volta.

“Sarà un lavoraccio, ma bisogna fare ciò che è necessario” afferma Elaine LeChuck, presidente del comitato.

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