happy hour

Happy hour, traducendo dall’inglese letteralmente “ora felice” in lingua inglese, è una strategia di marketing che indica un periodo nel quale un esercizio pubblico come un ristorante o un bar offre sconti sulle bevande alcoliche come vino, birra, e, soprattutto, cocktail.

Nata nei paesi anglosassoni per attirare la clientela nei pub dopo l’uscita dal lavoro con l’offerta di consumazioni a prezzo ridotto per una o due ore nel tardo pomeriggio, si è poi diffusa molto rapidamente, anche in america.

Gli esordi dell’Happy hour

Volendo cercare notizie certe sulla carta stampata, troviamo la prima menzione dell’happy hour . Sulla rivista americana The Call, in un articolo che risale al 1894, si parla proprio dell’Happy Hour Social Club, un ente caritatevole molto conosciuto all’epoca per organizzare banchetti di nozze e feste varie.

Nei primi anni del Novecento l’happy hour acquista un significato tutto particolare: diventa infatti uno strumento di propaganda per le suffragette e il femminismo che rivendicava diritti fondamentali. Voto, uguaglianza, parità e, perchè no, la possibilità di entrare nei saloon senza essere cacciate in malomodo.

Nel 1908 la rivista Puck nella sua pagina di apertura pubblica un’illustrazione di stampo satirico del fumettista Harry Grant Dart che rappresenta… Le parole dell’autore stesso sono più che esplicite:

«Una scena dell’orrore: un bar gremito di donne che fanno cose oscene secondo i costumi dell’epoca. Donne che bevono, fumano, mangiano al buffet e si divertono come farebbe un uomo».

Negli anni 20 con happy hour si indicava nella marina militare un periodo di ricreazione programmato a bordo di una nave. Ne parla anche il quotidiano newyorchese The Sun in un articolo del 1914 in cui racconta di momenti di svago durante i quali ci si divertiva con incontri di boxe, boxe a mani nude e lotta libera amatoriale. Cibo e alcol non venivano menzionati ma, possiamo essere certi che, a bordo ring, ci fosse eccome!

Happy hour all’epoca del proibizionismo americano

Negli USA la pratica di ritrovarsi per bere qualcosa prima di cena ha le sue radici nell’epoca del Proibizionismo. Quando vennero approvate le leggi del XVIII Emendamento alla Costituzione degli Stati Uniti e il Volstead Act che bandivano il consumo d’alcol, le persone, prima di mangiare al ristorante dove l’alcol non sarebbe stato servito, partecipavano a happy hour o cocktail hour presso gli speakeasy  In seguito  i cocktail lounge mantennero l’usanza di bere qualcosa prima di cena.

Il boom dell’happy Haur

Tra gli anni Sessanta e Settanta l’happy hour raggiunge il suo massimo splendore, specialmente dopo un articolo del Saturday Evening Post del 1959. Vengono anche pubblicati diversi volumi scritti appositamente per ‘istruire’ le perfette padrone di casa nell’organizzazione di feste a base di cocktail e stuzzichini. Uno dei più famosi era l’Happy Hour Bar Guide – 45 recipes e Spirit of ’76 Happy Hour Bar Guide.

Happy hour in terra anglosassone

Nei territori anglosassoni l’happy hour assume un’accezione tutta particolare. Allo scopo di riempire i locali in quelle che erano considerate ore di scarso afflusso, si iniziò a associare l’happy hour a sconti davvero invitanti. Grazie a questo stratagemma i vari avventori dei bar,  iniziarono ad affollare i locali anche le ore del tardo pomeriggio. Non sono però mancate le critiche! L’happy hour è infatti stato accusato di incentivare il consumo di alcol, rendendolo accessibile in grandi quantità a basso prezzo.

Happy Hour a Milano

Facciamo un balzo di qualche anno e arriviamo a metà anni ’90 in Italia, precisamente nella Milano da bere scossa da Mani Pulite

Dopo un momento di confusione enogastronomica in cui il buffet divenne davvero esagerato nelle quantità e, putroppo, scarso nella qualità, si è finalmente ritrovato il giusto equilibrio.
Grazie all’abitudine dell’Happy hour si è riscoperto e valorizzato la preparazione dei cocktail.

 

 

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