Ghiaccio nei cocktail… Scopri come è iniziata la sua storia

ghiaccio nei cocktail
ghiaccio nei cocktail

Il ghiaccio nei cocktail sembra una cosa quasi scontata, un abbinamento così azzeccato da far credere di esserci sempre stato. Ma non è affatto così!

“Mettimi tutta la notte in un cocktail e fammela bere in un sorso”

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Cantano Fedez e Cara. Un bicchiere tintinnante con del ghiaccio da far ruotare con maestria e un buon cocktail da sorseggiare con eleganza, il connubio perfetto per resettare una giornata pesante e accendere la voglia di divertimento.

Il ghiaccio nei cocktail

Fin dall’età antica il ghiaccio è stato largamente usato per refrigerare alimenti e bevande. Veniva raccolto sulle montagne e trasportato in grossi blocchi fino alle ghiacciaie dove veniva conservato. Le ghiacciaie erano molto diffuse già tra i Romani e, dopo un periodo in cui finirono nel dimenticatoio, tornarono a diffondersi a partire dal Seicento in Italia e in Francia.

I Romani furono anche i primi ad usare il ghiaccio per rinfrescare le bevande. In alcuni paesi metterlo nelle bevande diventò un piacere irrinunciabile. Soprattutto tra la classe nobiliare. Ovviamente in altri, complice le temperature più rigide, la moda non prese piede.

Nei paesi del Nord Europa, ad esempio, le bevande erano un modo per riscaldarsi. Ma anche il caldo fu un ostacolo al diffondersi del ghiaccio nei cocktail! Nei paesi tropicali, infatti, c’erano evidenti difficoltà a reperire e conservare il ghiaccio e, fino all’arrivo di Frederic Tudor, le difficoltà di approvvigionamento rimasero a lungo insormontabili.

Frederic Tudor divenne famoso col soprannome di “Ice King”, re del ghiaccio perché si mise in testa di portare il ghiaccio ai tropici. Nato nel 1783 in una ricca famiglia di Boston, si convinse che avrebbe fatto una fortuna trasportando enormi blocchi di ghiaccio dai laghi settentrionali nordamericani fino agli gli stati del sud e le isole atlantiche.

Nel 1806 Tudor comprò appositamente una nave, spendendo la considerevole cifra di 5mila dollari, e trasportò un carico di ghiaccio estratto nella fattoria di famiglia in Martinica. Ebbe l’accortezza e l’acume finanziario di stabilire fin da subito una sorta di monopolio, considerandolo l’unico modo per sostenere i costi di trasporto. Il piano però non funzionò come lui aveva sperato. Innanzitutto perché parte del ghiaccio si sciolse durante il trasporto e poi anche perché non suscitò grandi entusiasmi nella popolazione locale. Tudor non si arrese e lavorò sodo per migliorare il metodo di trasporto.

Il piacere di una bevanda fresca

Ma per quanto riguarda la richiesta? Iniziò una vera e propria campagna volta a valorizzare e rendere di moda il ghiaccio. La brillante idea che gli permise di ottenere i risultati sperati fu proprio quella di puntare sulle bevande.

Tudor sapeva che anche i più scettici sulle bibite fredde si sarebbero convinti in fretta dopo averle provate. Mise in atto delle strategie commerciali molto efficaci, offrendo gratuitamente il ghiaccio ai bar e ai locali e suggerendo loro di servire le bevande col ghiaccio allo stesso prezzo di quelle senza. Fu così che Tudor riuscì a creare un’esigenza che prima non c’era e riuscì a dare vita a quella che è nota come “tratta del ghiaccio”.

Perfezionò il metodo di estrazione, costruì ghiacciaie ai tropici, ampliò la propria flotta e corruppe le autorità locali in modo da assicurarsi il monopolio.

Entro la metà del secolo, Tudor spediva migliaia di tonnellate di ghiaccio in mezzo mondo, arrivando fino in India. Negli anni, molti altri imprenditori entrarono nel business, anche grazie alla crescente popolarità del gelato in tutto il mondo.

Questi commerci conobbero un momento davvero d’oro per quanto riguarda i proficui. Successo che, però, divenne ben presto declino con l’avvento dei freezer.

Produrre il ghiaccio divenne una cosa alla portata di tutti e, di conseguenza, metterlo nelle bevande diventò una piacevole abitudine.

Negli Stati Uniti diventò una componente fondamentale dei cocktail che, tra Ottocento e Novecento, divennero molto popolari. Pian piano si diffusero anche in Europa, con l’apertura a Londra dei primi “American bar”.

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