Festa dell’ubriachezza: dall’Egitto ai giorni nostri

Festa ubriachezza nell'antico Egitto

Cosa c’entra la Festa dell’Ubriachezza con l’antico Egitto popolato da dei e Faraoni? Molto più di quanto si possa immaginare! La birra era infatti tenuta in altissima considerazione dalle popolazioni egiziane.

La heqet era la birra prodotta nell’Antico Egitto. Non era una semplice bevanda da sorseggiare durante una celebrazione o una ricorrenza particolare ma era tenuta in grande considerazione. Aveva infatti un ruolo prioritario nella vita quotidiana, al punto che veniva considerata al pari di un alimento. Non solo veniva consumata quotidianamente, ma veniva anche accettata come fonte di pagamento.

Ma c’è di più! Ai lavoratori intenti nella costruzione delle piramidi di Giza, spettava una razione giornaliera che corrispondeva a ben 10 pinte!

La dea Sekhmet e la festa dell’ubriachezza

La festa dell’ubriachezza è in realtà la celebrazione per la fine di una sanguinosa guerra e, al tempo stesso, un modo per ricordare un astuto stratagemma in grado di porre fine alle ostilità.

La nostra storia ha per protagonista Hathor, dea dell’amore e della musica. Nonostante sia la protettrice di uno dei sentimenti più nobili e di un’altrettanta nobile arte, alla dea Hator capitava piuttosto di frequente di cadere in preda alla furia e trasformarsi nella terrificante Sekhmet.

All’inizio del libro della Vacca Celeste (si, proprio così, non sono ancora ubriaca) si narra una vicenda davvero straordinaria. Come forse saprai, all’inizio dei tempi gli dei vivevano tra gli uomini con il loro re Ra. Gli umani, dato che Ra iniziava a mostrare segni di debolezza, decisero di rovesciare il dio del sole per trovarsi un altro monarca.

Il re di tutti gli dei reagì scagliare sugli umani la figlia Hathor che, in preda alla furia, si era trasformata nella terribile Sekhmet. La terribile dea fece una strage tingendo le sabbie del deserto di rosso sangue. Il padre decise così di porre un freno alla furia di Sekhmet e perdonare i superstiti. Ordinò alla figlia di fermarsi immediatamente ma ella non aveva nessuna intenzione di placare la sua ira.

L’amore per l’alcol pose fine alla guerra

Il dio Ra conosceva molto bene l’amore per l’alcol della figlia e decise di approfittarne ideando uno trucco davvero ingegnoso. Hanthor/Sekhmet era infatti associata alla festa dell’ubriachezza e celebrata con danze, cibo e vino a fiumi.

Dopo aver tinto di rosso con un pigmento portato da Menfi della birra egiziana, lo offrì alla figlia. Dopo 70000 boccali di birra rossa come il sangue la dea si sentì finalmente placata.

Sekhmet tornò ad essere e serena e, nella versione pacifica di Hanthor, tornò dal padre dimenticando la guerra, l’umanità e la sete di vendetta.

Come si suol dire è tutto bene quel che finisce bene! In fondo, da questa storia abbiamo imparato che per placare la furia di una donna arrabbiata bastano solamente 7000 boccali di birra

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