Caffè in carcere grazie ad un’importante iniziativa di Wega

Corso di caffetteria in carcere a Cremona

Corso di caffetteria in carcere grazie ad un’importante iniziativa di Wega e alla partecipazione straordinaria di Renata Zanon. Succede a Cremona ed è un modo decisamente produttivo e proficuo per rendere più consapevoli e responsabili i carcerati. Un’iniziativa che permette loro di imparare l’antica arte del caffè portata avanti con un corso intensivo di tre giorni.

A Cremona un corso di caffetteria in carcere

Per realizzare questo interessante progetto sono stati necessari tre fondamentali ingredienti:

  • Lo spirito di iniziativa della direttrice del carcere di Cremona, Rossella Padula, e la voglia di riscatto dei carcerati che hanno scelto di partecipare;
  • La disponibilità di Wega che ha fornito la macchina espresso Mininova e dato la possibilità di preparare ottimi caffè e deliziosi cappuccini a tutti i detenuti partecipanti al corso; di realizzare gli espressi e i cappuccini della tre giorni sul caffè rivolta ai detenuti;
  • La preziosa disponibilità a tenere il corso data da  Renata Zanon. Una persona splendida che ha conosciuto l’amore per la caffetteria ed ha deciso di coltivarlo prima, e diffonderlo poi. Di se stessa dice “Durante il mio percorso lavorativo ho sentito il bisogno di conoscere a fondo i prodotti che stavo utilizzando dietro al bancone del bar, non essendomi sufficienti le poche informazioni che mi venivano date dai colleghi più anziani. E così ho iniziato a studiare, ad informarmi, a viaggiare. La mia curiosità mi ha spinta a voler conoscere tutte le sfaccettature riguardanti il caffè: dalla storia, alla coltivazione, dalla lavorazione al servizio. È stato inevitabile, poi, che la mia passione diventasse amore”.

Una 3 giorni di formazione con un corso di caffetteria nel centro di detenzione di Cremona

Tre giorni di formazione tenuti dalla coffee expert Renata Zanon nello spazio concesso dalla Casa Circondariale di Cremona. Si tratta di una iniziativa molto importante che aumenta il valore del tempo trascorso in carcere ed arricchisce i detenuti che vi hanno aderito.

“Il lavoro nobilita l’uomo”, si suol dire. E per i detenuti questa affermazione ha una valenza ancor più importante perché li guida verso un riscatto da molto cercato e perché gli permette di acquisire nuove capacità che potranno tornare utili una volta fuori dal carcere. Un pacchetto di opportunità che si traduce in una concreta riduzione di recidive.

Renata Zanon è un’insegnante appassionata e coinvolgente; ama il suo lavoro e riesce a trasmettere entusiasmo e voglia di imparare. L’ideale per permettere anche allo studente più timido di superare ogni reticenza e buttarsi in un lavoro davvero utile. Ecco come un corso di caffetteria diventa un mezzo per raggiungere indipendenza, autostima e riscatto personale.

Grazie agli insegnamenti di Renata Zanon e alle attrezzature messe a disposizione da Wega questa iniziativa ha ottenuto un grande successo. I detenuti hanno infatti avuto la possibilità di cimentarsi nella realizzazione pratica di diversi caffè e cappuccini.

Questo perché la macchina Mininova espresso di Wega è dotata di una cassetta dell’acqua e non necessita dunque di un allacciamento alla rete idrica.

Carcere di Cremona e corso di caffetteria: un modello da seguire

La direttrice del carcere di Cremona si reputa più che soddisfatta di questa iniziativa ed afferma:

«Avevo già fatto esperienze simili – racconta Renata Zanon – e ho accettato di buon grado. Il primo giorno mi sono soffermata sulla teoria del caffè, nel secondo e nel terzo siamo passati alla pratica, realizzando espressi e cappuccini. Ho anche spiegato come preparare bene la moka e molti sono stati contenti di potere mettere subito in pratica quanto appreso: un buon modo per condividere anche con i compagni di cella e instaurare un rapporto formativo e di riflessione. Il secondo giorno ho chiesto loro di scrivere cosa pensassero di questa iniziativa: sono uscita e ho raccolto i fogli con le loro testimonianze. Mi hanno colpita per la bellezza, la gratitudine e la contentezza che esprimevano».

Anche Renata Zanon ci tiene a dire la sua e sottolineare l’importanza di queste iniziative e il valore dell’insegnamento come mezzo per raggiungere riscatto e determinazione personale.

«Queste sono esperienze che arricchiscono tutti. In questi contesti c’è molto bisogno di professionisti che si prestino a formare i detenuti che cercano riscatto nella società. Comprendo che la fiducia sia una questione molto delicata, ma sono convinta che tutti meritino una seconda possibilità e queste sono occasioni uniche per dimostrare l’affidabilità e la consapevolezza che queste persone hanno maturato dopo un percorso di reclusione». 

Che ne dire se non “Ah, che bellu ccafè…”

Don Raffae’

Io mi chiamo Pasquale Cafiero
e son brigadiero del carcere oinè
io mi chiamo Cafiero Pasquale
sto a Poggioreale dal ’53
e al centesimo catenaccio
alla sera mi sento uno straccio
per fortuna che al braccio speciale
c’è un uomo geniale che parla co’ mme.
Tutto il giorno con quattro infamoni
briganti, papponi, cornuti e lacchè
tutte ll’ore co’ ‘sta fetenzia
che sputa minaccia e s’ ‘a piglia co’ mme
ma alla fine m’assetto papale
mi sbottono e mi leggo ‘o ggiurnale
m consiglio con don Raffaè
mi spiega che pensa e bevimm’ ‘o ccafè.


 
Ah, che bellu ccafè
pure ‘n carcere ‘o sanno fà
co’ ‘a recetta ch’a Cicirinella
compagno di cella ci ha dato mammà.


Prima pagina venti notizie
ventuno ingiustizie e lo Stato che fa
si costerna, s’indigna, s’impegna
poi getta la spugna con gran dignità.
Mi scervello. mi asciugo la fronte
per fortuna c’è chi mi risponde
a quell’uomo sceltissimo e immenso
io chiedo consenso, a don Raffaè.
Un galantuomo che tiene sei figli
ha chiesto una casa e ci danno consigli
l’assessore che Dio lo perdoni
‘ndentro ‘a roulotte ci alleva i visoni.
Voi vi basta una mossa, una voce
c’a `stu Cristo ci leva ‘na croce.
Con rispetto, s’è fatto le tre
vulite ‘a spremuta o vulite ‘o caffè?
 
Ah, che bellu ccafè
pure ‘n carcere ‘o sanno fà
co’ ‘a recetta ch’a Cicirinella
compagno di cella ci ha dato mammà 
Ah, che bellu ccafè
pure ‘n carcere ‘o sanno fà
co’ ‘a recetta di Cicirinella
compagno di cella precisa a mammà

`Cca ci sta l’inflazione, la svalutazione
e la borsa ce l’ha chi c’è l’ha
io non tengo compendio che chillo stipendio
e un ambo se sogno a papà
Aggiungete mia figlia Innocenza
vuò ‘o marito, nun tiene pazienza
non vi chiedo la grazia pé ‘mmè
vi faccio la barba o la fate da sè?
Voi tenete un cappotto cammello
che al maxi-processo eravate ‘o cchiu bello,
un vestito gessato marrone
così ci è sembrato alla televisione
pe `ste nozze vi prego Eccellenza
mi prestasse pé ffare presenza
io già tengo le scarpe e ‘o gilè
gradite ‘o Campari o vulite ‘o ccafè?
 
Ah, che bellu ccafè
pure ‘n carcere ‘o sanno fà
co’ ‘a recetta ch’a Cicirinella
compagno di cella ci ha dato mammà.
Ah, che bellu ccafè
pure ‘n carcere ‘o sanno fà
co’ ‘a ricetta di Cicirinella
compagno di cella preciso a mammà.
 
Qui non c’è più decoro, le carceri d’oro
ma chi ll’ha mai viste, chissà
cheste sò fatiscenti pé cchisto ‘e fetienti
si tengono l’immunità
don Raffaè voi politicamente
io vi giuro sarebbe ‘nu santo
ma a’cca dinto voi state a pagà
e fora chist’atre se stanno a spassà.
A proposito, tengo nu frate
che da quindici anni sta disoccupato
chillo ha fatto cinquanta concorsi
novanta domande e duecento ricorsi
voi che date conforto e lavoro,
Eminenza, vi bacio e v’imploro
chillo dorme cu mamma e cu mme
che crema d’Arabia ch’è cchistu ccafè.

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