Buchette del vino a Firenze

Buchette del vino: cosa sono le antiche finestrelle che stanno tornando di moda in Toscana?

Forse non tutti sanno che a Firenze, sulle mura di parecchi palazzi del centro storico, esistono alcune curiose aperture di piccole dimensioni usate per la vendita del vino direttamente in strada e sono appunto chiamate le buchette del vino.

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Le buchette del vino a Firenze

Corsi e ricorsi storici, nate nell’epoca in cui si era diffusa la peste sono state riportate in voga le buchette del vino a Fiorenze. In tempi di distanziamento sociale e misure di contenimento anti coronavirus, gli esercenti hanno deciso di fare un tuffo nel passato e riportare in vita le cosiddette “buchette del vino” restituendo loro l’originaria funzione per le quali erano nate nei lontani anni della peste: servire i clienti senza entrare in contatto con loro.

In via Santo Spirito, a Firenze, è finalmente stata riaperta una delle 170 storiche “buchette del vino”. Finestre antiche legate a una tradizione della città risalente addirittura al Cinquecento. Ecco la loro storia…

L’antica storia delle buchette del vino

Passeggiando nel capoluogo toscano vi sarà capitato di notare piccole finestrine ad altezza strada sulle pareti dei più antichi palazzi cittadini.

Forse non tutti le hanno notate prima d’ora ma si trovano in molti palazzi signorili di Firenze, aperte a circa un metro dal suolo. Sono delle minuscole porticine, gli amanti del fantasy potrebbero pensare che si tratti di porte a misura di hobbit ma non è proprio così. Quel che è certo è che ormai paiono non servire più a nessuno, sono infatti sempre chiuse, a volte addirittura murate o nascoste dalle recenti ristrutturazioni dei palazzi.

Le buchette del vino sono invece un astuto espediente architettonico adottato nel corso del Seicento nel Granducato di Toscana per mettere in atto il commercio a distanza. Erano gli anni della terribile epidemia di peste, che tra il 1629 e il 1633 falcidiò l’Italia e l’Europa intera. Così, per far fronte alla crisi legata all’epidemia i vinai cittadini, per poter continuare a vendere senza rischiare di contagiarsi, escogitarono la vendita dei loro prodotti tramite “sportelli” ricavati sulle pareti a bordo strada delle botteghe.

Presero presto piede e divennero piuttosto famose. Col tempo sono state chiamate in tanti altri modi: tabernacoli, finestrini o finestrelle ma, quel che conta, è sapere che ci si trovava il vino!

Le grandi famiglie del Cinquecento erano solite vendere da queste finestrelle bicchieri, o persino fiaschetti, di vino in cambio di monete.

Ogni famiglia abbastanza ricca da avere delle tenute, soprattutto sulle strade maestre, utilizzava le buchette del vino per vendere il vino prodotto nelle loro tenute ai viandanti. Era anche un’attività conveniente se si considera che, essendo considerata come ‘produzione familiare’, la vendita era esentasse.

Buchette del vino: non solo per il vino!

Le buchette non erano ad esclusivo appannaggio dei ricchi ma erano pensate per tutti, anzi, a beneficiarne erano soprattutto per i più poveri.

Perché? Perché da queste finestrelle, oltre a vendere il vino ai viandanti, venivano offerte anche eccedenze alimentari.

Al giorno d’oggi se ne contano ancora 170, di cui 145 nel centro storico. Ma sono tutte chiuse! Tutte chiuse fino a poco tempo fa…

A maggio, durante il lockdown, la gelateria Vivoli in pieno centro a Firenze ha la splendida idea di aprire la sua buchetta e servire caffè, bibite e gelati in piena modalità anti-contagio: un successo immediato! L’idea è stata ripresa da altri tre esercizi:

  • Babae in via Santo Spirito,
  • Osteria delle Brache in piazza Peruzzi,
  • Il Latini in via dei Palchetti.

Per ora ci si limita a queste tre, ma chissà che la moda non prenda di nuovo piede…

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